Ancora in piedi

Riprendo l’ultimo commento di Yogi al mio post precedente per notificarvi che, si, effettivamente sono ancora in piedi. Barcollo un poco, magari non sono sempre lucidissimo ma una cosa devo continuare a fare, alzare i gomiti e pararmi il viso dai cazzotti che stanno arrivando. Aspetto con ansia il gong delle vacanze natalizie, li ci sarà una tregua per tutto e per tutti e potrò tirare il fiato e raccogliere un po’ di forze.
Rispetto allo sfogo precedente le cose vanno meglio. Essenzialmente sto meglio io.
Devo ringraziare tutti quanti mi hanno dato il loro supporto, con una parola, con un sorriso o una pacca sulle spalle. Nei momenti di difficoltà scopri di avere un sacco di persone che sanno esserti vicine, più di quanto avresti mai sospettato. Non si finisce mai di imparare e di scoprire cose nuove.
Non avevo molta voglia di scrivere ma ho pensato che se sto un poco meglio è anche grazie ai vostri commenti e al vostro supporto. Per cui in un certo senso ve lo devo.
Grazie a tutti voi per i commenti di incoraggiamento arrivati anche da gente appena conosciuta. Mi hanno fatto piacere e mi hanno pure commosso.
Al prossimo aggiornamento.

La lontananza sai è come il vento

La lontananza del blog e dai blogger va di paripasso con la lontananza dal mondo della corsa. E’ passata più di una settimana da quando ho indossato le scarpe per l’ultima volta per andare a correre.
Il motivo non è tanto la mancanza di stimoli che può arrivare verso il finire della stagione quanto una serie di problemi personali che da tempo mi attanagliano e che ora si sono infittiti drammaticamente. Dovrei consolarmi pensando che fin che rimane la salute va tutto bene, spero di non giocarmi anche quella vista l’angoscia che mi prende allo stomaco ogni tanto.
Perdonate lo sfogo, non sono solito mettere in pubblica piazza le mie emozioni più personali, soprattutto se negative. Il fatto è che sto particolarmente male e vorrei cercare di stare meglio, magari il fatto di esternare il mio stato mi può essere d’aiuto.
Del resto, come spesso dice Yogi, un blog vuol dire anche condividere. Condivido dunque con voi questo mio stato decisamente infelice sperando fortemente che la situazione migliori. Purtroppo se ci rifletto un attimo mi rendo conto che il peggio ancora deve arrivare e questo è ciò che più mi spaventa. L’unica cosa che potrebbe essere di consolazione è che, magari, il peggio non è così brutto come uno potrebbe credere. Certo, a vederlo da qua, c’è poco da star allegri.

Evviva papa Sisto

In attesa di ritrovare un po’ di tempo libero ribloggo (ritumblero per la verità) questa vignetta. Corrisponde a un mio pensiero espresso qualche tempo fa per cui mi ha fatto ridere particolarmente.

Cuore di Sisto

Cuore di Sisto

Poi se ne può pure parlare….non tanto del papa Sisto ma di Andrew Howe che doveva essere il nuovo Carl Lewis invece per ora è, più che altro, il nuovo Rocky Roberts.

Maratonina di San Martino, 20 anni dopo crolla un altro muro

Si vabbeh, son d’accordo che non ci sia proprio paragone tra il muro che crollò nell’89 e il muro dell’ora e mezza da me abbattuto Domenica alla Maratonina di San Martino a Paese (TV), però, visto che il buon Dario me l’aveva fatto presente alla vigilia della gara, mi pareva brutto non cogliere l’occasione al balzo.
Rimandi storici a parte, rimane l’ottimo risultato che ho saputo portare a casa in questa mezza che alla sua seconda edizione mi ha regalato il secondo Personal Best sulla distanza. E che Personal Best ! Ma non voglio svelare subito il tempo finale, lo farò soltanto alla fine.
Ritorniamo indietro ai momenti precedenti alla partenza. Come al solito sveglia di buon’ora, colazione discretamente abbondante, vestizione e via verso la partenza. Il clima era quello previsto, cielo minaccioso e vento a raffiche. Giunto al luogo di partenza incontro alcuni compagni di squadra: Alessandro, Giovanni, Francesco e Massimo (che arriverà 3° nella categoria MM50, complimenti). Ci si cambia nel parcheggio sotterraneo e si esce a scaldarsi.
Una volta all’aperto incrocio Pasteo e Bress. Ottimo, pensavo di essere l’unico Blogger e invece ci scappa pure il Blog Point. Foto, corsa assieme per riscaldarsi e in breve arriva il momento di partire.
Io mi presentavo ai nastri di partenza di questa gara con gran tranquillità, ormai la stagione sta volgendo al termine, sono soddisfatto del risultato ottenuto alla Maratona di Venezia e per il prossimo futuro non ho molto da chiedere alle mie gambe. Certo, avevo un’ottima occasione per abbattere il muro dei 90 minuti in mezza maratona ma la cosa non mi assillava più di tanto. C’avrei provato ma avrei avuto modo di ritentare in caso di fallimento. Tale condizione mentale, unita alla condizione climatica avversa, mi portava ad uno stato di grande calma, quasi di noncuranza.
Lo sparo dello starter mi risveglia rapidamente dallo stato di torpore e in men che non si dica mi ritrovo a sgomitare tra i runners. Il tempo sembrava tenere, il vento c’era ma per il momento non dava fastidio. L’asfalto era bagnato ma tutto sommato decente. Corro cercando di rimanere tranquillo, di non forzare troppo, sono curioso di vedere in quanto passerò al primo km. Per come sto andando mi aspetto un 4′ 15. Passo al primo mille, controllo il Garmin e: 4′02. Vabbè – mi dico – andiamo a sensazione il prossimo mille mi dirà qualcosa di più.
Si passa al secondo km e io transito in 3′58. Non so se essere soddisfatto o se preoccuparmi, provo un misto di entrambe le emozioni, rifletto un poco e decido che va bene provarci ma meglio risparmiare qualche energia per la seconda parte di gara, se continuo così rischio di non arrivarci. Rallento il ritmo e inanello tre ottimi km: 4′08 – 4′07 – 4′14.
Il vento si sente, corro coperto e cerco sempre di mantenermi in scia a qualcuno. Purtroppo il meteo avverso deve aver convinto più di qualche iscritto a rimanersene a casa ed il gruppo è piuttosto sparuto. Mi capita in alcuni tratti di non aver nessuno dietro al quale ripararmi.
Nonostante le folate d’aria continuo ad andare forte. I km sotto ai 4′10 non sono più un caso, sono un caso quelli superiori a tale tempo. Sesto, settimo e ottavo km filano via in 4′06 – 4′05 – 4′08. Al nono km si arriva nel tratto peggiore della gara, un passaggio su sterrato. Il fondo non è pessimo ma la pioggia non l’ha risparmiato. Ci sono pozzanghere e un po’ di fango. Cerco di non strafare e segno un mille in 4′19. Un dubbio si insinua in me, che sia l’inizio di un declino inevitabile? Spazzo ogni perplessità con il parziale successivo corso in 4′04. Sono al 10° km e comincio a fare conti e proiezioni ma non mi riescono granchè. Riesco a stimare però il margine sull’ora e 30 finale. Sto andando alla grande e ho già messo da parte qualcosa per un’eventuale flessione finale. I pensieri positivi mi incoraggiano e scendo ancora sotto ai 4′/km: undicesimo km in 3′57.
Ho passato metà gara, come al solito la cosa mi rassicura e posso permettermi di gestire per bene la distanza che mi separa dal traguardo. Cerco ancora di correre agile, senza strafare ma cercando anche di rimanere veloce come fatto fin li. La cosa mi riesce alla grande e i km tra il dodicesimo e il diciottesimo volano via piuttosto rapidamente mantenendo sempre tempi compresi tra i 4′02 e i 4′08.
Giunto a 3 km dalla fine mollo un altro poco e comincio a imbastire la progressione finale. Continuo a sentirmi bene, la respirazione è impegnata ma in controllo e le gambe girano benone. Ho appena appena qualche dolore a quadricipiti e polpacci.
Passo il diciannovesimo km in 4′ esatti, cerco di tenere l’andatura in modo da avere margine per l’ultimo km. Infatti il penultimo mille se ne va in 3′59.

Manca ormai solo un km e spicci, mollo gli ormeggi e comincio a premere per bene sull’acceleratore. Pianto il tizio col quale avevo corso gli ultimi 3 km e vado a ripigliarne un altro paio più avanti. Passiamo una curva e, bello come non mai, si presenta il rettilineo finale. Il Garmin suona a segnalarmi il passaggio all’ultimo mille: 3′49 ma non ci bado, parto con lo sprint, per quello che le gambe mi consentono di fare, riagguanto un altro runner e taglio il traguardo in uno stratosferico 1h 26′ e 17″.

Riprendo fiato e subito mi avvio verso il ristoro. Non ho particolare fame ma mi preme mettermi al riparo dall’aria e dal freddo. Di li a poco cominciano ad arrivare i compagni di squadra. Ci rifocilliamo e ci dirigiamo verso gli spogliatoi per riprenderci dalla fatica della corsa e delle intemperie.
Una volta cambiato, esco e ritrovo il Bress, inutile dire di come mi sia bullato per il tempo ottenuto. Poco dopo ci raggiunge anche Pasteo, esibisco orgoglioso la schermata del Garmin e ricevo un incredulo “Non ci credo, hai tagliato !” da parte di entrambi che in realtà suona come un gran complimento.
Ad ogni modo, per fugare ogni dubbio, c’ho le prove. Eccole qua, direttamente da TDS – Live:

ITA 410 – GOBBO GIACOMO

  Distanza Pos. ASS Pos. M/W Pos. CAT Tempo RealTime min/Km
Arrivo 21097 66 62 12 01:26:27 01:26:17 4.05

Si conclude così, in maniera per me trionfale, questa Maratonina di San Martino. Ripensandoci non posso che essere soddisfatto. Onestamente non pensavo di valere già questo tempo. Pensavo di scendere sotto all’ora e mezza e, magari, di stare sull’ora e 28. Il bello è che ho corso anche con del margine, con condizioni migliori avrei potuto fare addirittura meglio.
Ad ogni modo non mi lamento di certo, sono davvero soddisfatto per la prestazione ottenuta. Se controllo la media mi rendo conto di aver corso a 4′ 05 al km per una mezza maratona intera. Fatico davvero a crederci.

Maratonina San Martino 11-08-2009, Passo

Maratonina San Martino - Passaggi

Laicità, questa sconosciuta

Leggevo questo interessante articolo, sull’argomento attualmente più “caldo”, scritto da uno dei miei blogger preferiti: Fabristol. La cosa che mi colpiva in quello che scriveva era il fatto di come, molto spesso, si finisca per fraintendere concetti che dovrebbero essere ormai noti ai più, come Laicità, finendo per accostarli erroneamente ad Ateismo e Comunismo. Si sa poi che è sufficiente agitare lo spauracchio comunista per far venire la pelle d’oca ai più. Pensa un po’ se di colpo la gnocca fosse dichiarata comunista, ci estingueremmo di colpo (forse per i dinosauri e per i Maya è successo così, chiederò a Giacobbo).
Come dice bene Fabristol, c’è una netta differenza tra uno stato laico e uno stato ateo. Riporto paro paro:

La laicità è un metodo che adottano (o che dovrebbero adottare) le istituzioni per far sì che rimangano neutrali nei confronti delle varie religioni. È un metodo, non una ideologia o una religione atea. Laicità quindi non significa ateismo e gli stati laici non promuovono l’ateismo, perché si macchierebbero di un crimine contro la libertà di culto e di non essere neutrali nei confronti delle religioni. Coloro che portano avanti l’esempio dell’URSS, Cina, Cuba e Albania come ipotetiche nazioni laiche, non si rendono conto che quei paesi non erano laici ma comunisti e atei. Cioè discriminavano attivamente le religioni in modo criminale e illiberale, non si ponevano come i paesi laici dovrebbero fare in modo neutrale. Anzi un paese veramente laico farebbe di tutto per difendere la libertà di culto e per fermare chi discrimina in base alla religione di appartenenza. Il metodo della laicità è una conquista delle democrazie liberali moderne e di conseguenza è una conquista di un diritto per tutti, credenti o non credenti.

Un paese Laico è dunque addirittura un paese anticomunista.
Per la fortuna di tutti noi l’Italia è un paese laico lo sancisce la corte costituzionale e ciò significa che siamo una democrazia moderna e liberale, al passo con il resto dell’Europa.
Purtroppo l’applicazione di questo solenne principio viene applicata in modo tutt’altro che equo. Esiste nel nostro paese infatti una decisa inclinazione a favore della religione (per ora) più tradizionalmente praticata, la religione cristiana.

Un esempio recente riguarda la proposta di istituire l’ora di religione islamica nella scuola pubblica. Uno stato veramente laico non accetterebbe mai che le scuole pubbliche promuovano l’Islam o la religione cattolica. Tra i vari commentatori, pro e contro, della proposta nessuno ha davvero toccato il punto principale: per risolvere le dispute tra religioni e la paura del multiculturalismo invadente l’unica soluzione è la laicità delle istituzioni, non l’aumento esponenziale di ore scolastiche dedicate ad ogni religione. È davvero straordinario che pochi tra politici e commentatori non siano arrivati alla conclusione più ovvia, quella cioè della neutralità dello stato. E questa è sicuramente una distorsione culturale causata dai famosi privilegi che lo stato italiano concede ad una religione in particolare: la Chiesa Cattolica Apostolica Romana. È ovvio che le altre comunità religiose, e non, si sentano discriminate e chiedano gli stessi privilegi. Per evitare che questi privilegi vengano concessi a tutti però basterebbe eliminare QUEL privilegio, quello da cui nasce tutto.

Ecco dunque da dove arriva il clamore sollevato dalla sentenza della corte di Strasburgo che invita (o condanna) l’Italia a rispettare il principio della laicità e a rimuovere i crocefissi dai luoghi delle pubbliche istituzioni come, appunto, la scuola pubblica (in una scuola privata ovviamente le condizioni sono diverse).

Personalmente non sono particolarmente accanito relativamente al rimuovere i crocefissi dalle aule, diciamo che la cosa non mi scuote particolarmente. Se me lo chiedessero sarei favorevole alla rimozione giust’appunto per mantenere la laicità (e quindi l’equità nei confronti di tutte le religioni). Mi lascia invece perplesso la reazione dei cattolici che si indignano per un loro diritto calpestato mentre non si rendono conto che gli unici a calpestare per davvero un diritto sono proprio loro. Probabilmente è dovuto al fatto che si sentono in pericolo, temono di perdere la posizione predominante di cui godono al momento. D’altra parte sono convinto sia il destino che li attende.
Ma, soprattutto, quello che mi infastidisce di più sono i politici che in uno slancio di ipocrisia si stracciano le vesti gridando allo scandalo o per i più illuminati e caritatevoli (come Bossi) alla stronzata. Già, perchè fa tanto comodo praticare adulterio, divorzio, sodomia e magari addirittura aborto nel privato, quando poi si scende in suolo pubblico si veste la faccia dell’occasione scandalizzandosi in un amen e ci si trasforma tutti in ottimi cristiani, giusti e timorati di dio. Curioso che lo debba dire un ateo ma quelli sono i peggiori cristiani che possano esistere. Se dio esistesse davvero ne avrebbe il vomito.

Progetti futuri

Passata la sbornia post Venice Marathon mi ritrovo a sfogliare il calendario delle prossime gare in modo da non adagiarmi sugli allori come si rischia di fare in seguito ad un risultato positivo.
Come l’anno passato, di ritorno dalla Maratona di New York, parteciperò alla Maratonina di San Martino, gara che si svolge a Paese, poco lontano da casa mia. L’anno scorso realizzai il mio PB sulla distanza col tempo di 1h 31′ e 50. Quest’anno vorrei ripetere l’esperienza e punto ad abbattere il muro dell’ora e mezza. Non sarà facile perchè vengo dalla maratona di Venezia e le corse di questi giorni mi hanno dimostrato come gli ultimi lavori svolti abbiano migliorato la mia resistenza penalizzandomi dal punto di vista della velocità. Ho una settimana per risvegliare un po’ di brillantezza nelle gambe ma devo stare anche attento a non stancarmi troppo in vista della gara di Domenica.
Se la preparazione settimanale non dovesse andare bene potrei correre a Paese un allenamento e provarci alla Mezza maratona dei 6 comuni. E’ un’ipotesi che sto valutando anche se verrei da una settimana lavorativa in trasferta nella quale non so quanto riuscirò ad allenarmi.
Nel frattempo, nella settimana appena conclusa, ho corso 41 km alternando tra Corsa Rigenerante e Corsa Lenta mentre per la settimana in corso prevedo un po’ di Corsa Veloce (attorno ai 4′ 10) e una seduta di Ripetute Brevi per ritrovare velocità e verificare se le mie ambizioni sono motivate o meno.
Passato l’esperimento Mezza Maratona devo vedere cosa fare, credo prenderò parte a qualche tapasciata domenicale cercando di mantenere abbastanza elevata la gittata kilometrica (almeno nella seduta della domenica) mentre temo salterò la Santa Klaus Half Marathon a causa di altri impegni per l’8 Dicembre.
Al momento c’è un’altra idea che mi stuzzica e sarebbe correre la Maratona di Reggio Emilia, in questo modo potrei sfruttare la preparazione di Venezia per tentare il tempo che valevo e che non sono riuscito a realizzare a causa dei noti problemi muscolari pre maratona. Pure questa è un’idea da non accantonare del tutto.
Ad ogni modo so che devo mantenermi stimolato perchè con l’approssimarsi dell’inverno e con il calo delle temperature la voglia di uscire ad allenarsi viene messa veramente a dura prova. Se ne avete, accetto volentieri suggerimenti su competizioni future e su stimoli allenanti per combattere la pigrizia causata dal gelo invernale. In pratica, come cacchio si fa ad alzarsi volentieri dal calduccio del letto ed uscire a sfidare il gelo e le intemperie?

UP – Recensione

up_pixarUn viaggio alla ricerca dell’avventura per scoprire che l’avventura più bella è quella che viviamo ogni giorno, basta voltarsi un momento indietro per scoprire quante cose straordinarie sono racchiuse nei piccoli gesti di ogni giorno. Questo, in pochissime parole, è UP, ultima fatica della casa di animazione Pixar. Un film d’animazione che farà contenti grandi e piccini, secondo me più grandi che piccini.
Come avviene ultimamente, infatti, i film Pixar stanno assumendo una connotazione sempre più adulta. Partendo da Ratatouille, passando per Wall-e e finendo con questa loro ultima fatica le tematiche sono andate via via complicandosi così come la messa in video della storia.
A supporto della maggiore vena “adulta” degli ultimi film Pixar, sta la primissima parte del film, praticamente senza dialoghi. Il protagonista, il vecchio e burbero Carl, spiccica la prima parola dopo un quarto d’ora dall’inizio del film. Poi ha inizio l’avventura vera e propria ossia quella di un ultrasettantenne che, dopo una vita “normale” passata al fianco dell’amata moglie Ellie, decide di partire alla ricerca dell’avventura per realizzare il sogno di una vita dell’ormai defunta consorte. Andare a vivere in sudamerica ai bordi di un’imponente cascata.
Come accadde per Wall-e, le immagini non sono semplicemente dei bei quadretti realizzati magistralmente in computer grafica, sono molto di più. Molto spesso ci si ferma a interrogarsi, a ragionare e a cercare di metabolizzare quanto passa sullo schermo. Il risultato finale è un’opera poetica, divertente e commovente che non può lasciare lo spettatore privo di soddisfazione quando lascia la sala.
A completamento del tutto ci sono gustose citazioni che vanno da Star Wars al famoso quadro “Cani che giocano a poker”, elementi questi che aggiungono divertimento ad una trama già ben congegnata e con un buon crescendo.
Personalmente ho trovato il film in questione un filino inferiore rispetto a Ratatouille e a Wall-e ma ci manteniamo comunque su di un livello stratosferico. C’è da chiedersi quando la Pixar sbaglierà il primo colpo, per ora non ci sono le minime avvisaglie che possano far pensare ad un’eventualità del genere.

24^ Venice Marathon. Un PB che è praticamente un miracolo!

DrugoVenice1Comincio dalla fine ossia da 3h 24′ e 7″il tempo che ho impiegato per portare a termine la Venice Marathon nonchè il mio nuovo personale sulla distanza. Fino a due settimane fa ambivo a completare la gara con un tempo di circa dici minuti inferiore rispetto a quello realizzato ma, dopo i problemi muscolari di questa settimana, oggi posso dirmi enormemente soddisfatto.
Mercoledi ero praticamente certo che non sarei riuscito a prendere il via alla gara. Nei giorni successivi le cose sono migliorate ma, fino all’ultimo, non ero sicuro che sarei riuscito a correre senza ritirarmi. Invece è andata alla grande. Giornata indimenticabile!

Partiamo col resoconto.
Ore 6 la sveglia, mi alzo un po’ assonnato, nonostante la paura e la tensione ho dormito piuttosto bene. Colazione con tè, biscotti, miele, fette biscottate più marmellata e, visto che son stanco di roba dolce, mi mangio pure una fetta di prosciutto cotto col pane tostato. A colazione ultimata arriva l’amico Dario (uno dei due, i DARI!) che mi accompagna a Stra alla partenza (ancora grazie per il supporto, spero di poter ricambiare). In macchina ci mettiamo d’accordo sul punto in cui mi aspetteranno: verso l’arrivo, sulla sinistra. Io gli dico che va bene, che spero di arrivare fino in fondo e che mi aspettino fino ad un certo orario, se non arriverò entro le 5 ore che vadano pure, non è un problema.
Una volta a Stra mi dirigo verso il fondo della piazza, sede del Blogpoint. Subito identifico Pasteo e la sua inconfondibile chioma. Per il momento siamo noi due soltanto. Aspettiamo il Bress che arriverà di li a qualche minuto in compagnia del Tosto e del comandante. Dal bar escono anche Simone e Anita ed il blogpoint è completo. Caffè al bar, foto di rito con le bottiglie di cui Pasteo ha omaggiato il Bress e poi si va in direzione partenza.
Consegnata la sacca mi scaldo per benino per mettere i muscoli in condizione. La giornata è meravigliosa, l’atmosfera è quella elettrica che precede le maratone ma l’ottima compagnia di Bress e Tosto aiuta a stemperare la tensione. In breve entriamo nelle gabbie, ci facciamo strada tra la gente ed arriviamo in un punto nemmeno troppo lontano dalla partenza. Qui ritroviamo Pasteo, siamo di nuovo tutti assieme.
L’attesa della partenza è snervante. Prima partono le hand-bike, quindi le top runners femminili, infine, con un po’ di ritardo, parte anche la nostra gara. Passo sotto al traguardo circa un minuto dopo il via ufficiale. Davanti a me ci sono Bress e Tosto. Li seguo per un primo tratto poi li lascio andare e mi metto a fianco ai pacers delle 3h e 30. Seguo i palloncini blu per un poco poi sento che le gambe stanno discretamente e aumento il ritmo. Non voglio di certo strafare ma visto che le gambe vanno le assecondo.
Il percorso lungo il Brenta è meraviglioso. La gente a bordo strada è numerosa e molto calorosa. Dopo pochi km passiamo vicino al primo dei numerosi gruppi musicali incontrati lungo il percorso. Mentre passo io si stanno esibendo in Rosanna dei Toto una canzone che mi piace particolarmente perchè ha un giro di batteria stratosferico. Vai – mi dico – è un segnale inequivocabile.
Il segnale inequivocabile si rinforza poco dopo quando troviamo un’altra band che sta suonando Purple Haze di Jimi Hendrix mentre la terza band si esibisce in Song 2 dei Blur. Avessi dovuto metterle in un ipotetico ipod non so se sarei riuscito a fare di meglio. La musica, la gente, l’atmosfera è tutto uno spettacolo.
5 km più avanti, intorno al 12°, l’euforia passa di colpo. Comincio ad avvertire qualche problema alle gambe. In particolare sento la gamba destra un po’ contratta. Mi preoccupo immediatamente, cerco di correre sciolto e rallento un poco il ritmo. Devo tenere duro, devo tenere duro – continuo a ripetermi, sono un poco spaventato perchè non pensavo i problemi potessero manifestarsi così presto. Vedo l’ombra del ritiro che si avvicina ma, saggiamente, rallento il passo e vado con più calma. Penso ad Alvin e ai suoi consigli, mi metto in modalità processione della vergine addolorata e mi impongo di andar piano almeno fino al 30° km. Così faccio e mentre la gara continua vengo superato da un bel po’ di gente tra cui un runner incontrato in varie non competitive quest’anno (Angelo si chiama). Passo alla mezza in 1h 42 e 01, sto procedendo ad un ritmo tranquillo (attorno ai 4′55/km) e sento che le forze non mi abbandonano. L’unica preoccupazione è data dall’incognita gambe ma ormai sono arrivato a metà strada, l’ipotesi figuraccia si allontana e comincio a sentirmi più tranquillo.
Poco più avanti becco Albertozan, quest’oggi in veste di Pacer per alcuni suoi compagni di squadra. Lo vedo e scherzo con lui: “dai, portami al traguardo!”. Mi dice che ha altra gente da aspettare e mi chiede come va. Io gli dico che le cose vanno, in quel momento stavo particolarmente bene, e che, se le gambe non saltano arrivo a Venezia alla grande. Facciamo un km assieme poi lui si ferma ad aspettare gli altri suoi compagni.
Siamo in zona Marghera, a bordo strada scorgo uno sparuto gruppo di persone con uno striscione, la loro fabbrica ha chiuso e sono disoccupati. Li guardo e gli mormoro un “Forza ragazzi!”. Mi sentono, mi ringraziano e ricambiano l’incitamento. E’ un bel momento che mi è rimasto impresso.
Qualche km prima del 30° si entra nel parco San Giuliano passando sul ponte. Il legno del ponte balla sotto i passi dei runners ed è piuttosto divertente da percorrere in quelle condizioni. Correre nel parco è bello ma la fatica comincia a farsi sentire. Oltretutto il percorso prevede dei giri tortuosi all’interno dell’area con curve e controcurve, in poche parole sembra sempre che finisca ma non finisce mai. Ed una volta usciti dal parco c’è il tratto più temuto. Il ponte della libertà.
Il ponte vero e proprio comincia al km 34 e per 4 km è tutta una strada dritta e monotona con Venezia sullo sfondo. Pasteo lo ha definito, non a torto, un tapis roulant. Corri corri ma ti sembra di non fare strada perchè Venezia rimane li ma non ci arrivi mai! E’ tutta la maratona che mi preparo al ponte tanto che ci arrivo in forze e pieno di entusiasmo. Ormai l’ipotesi ritiro è sparita del tutto, in più mi sento bene e posso pure accellerare. Sono euforico e scambio due chiacchiere un po’ con tutti. Dopo un po’ una canotta gialla mi si profila d’innanzi, è il Tosto. Aumento un poco il passo e lo vado a riprendere. Parliamo un attimo e mi dice che è esploso al 30° km. Mi dispiace per lui ma io sto troppo bene in quel momento, sprizzo energia e ho voglia di darvi sfogo (forse ho fatto pure troppo lo splendido, nel caso me ne scuso Tosto). Guardo avanti e compare un’altra canotta gialla. Sarà mica il Bress ? Saluto Tosto e provo ad andarlo a riprendere, in breve riagguanto il runner ma non è il Bress, è un altro fulmineo di cui ignoro il nome. Oltre a lui ritrovo Angelo, lo saluto e lo pianto li (non senza soddisfazione per esserlo andato a riprendere). Mi si affianca un runner cui avevo rivolto la parola poco prima. Mi dice “Sei sicuro che arriverai prima di me come dicevi poco fa?”. Io lo guardo e con fare finto sprezzante gli dico “Certo che arrivo prima di te!”. “Bene fa lui, allora se ne hai seguimi!”. Il tizio comincia ad aumentare il ritmo portandosi sui 4′ 30. Per un poco lo seguo. Le energie non mi mancano ma non sono troppo convinto di poter reggere fino alla fine, le gambe potrebbero saltare da un momento all’altro. Verso la fine del ponte un principio di crampo si fa vivo al quadricipite sinistro. Lascio andare il runner scatenato e rallento un poco cercando di sciogliere la gamba. L’operazione riesce e ritrovo serenità.
Ormai il ponte è finito, siamo entrati a Venezia e mancano soli 4 km. Le gambe stanno discretamente bene e ne avrei per aumentare ma quel principio di crampo mi ha messo paura. Ormai il tempo è più che buono, arriverò sotto alle 3 ore e mezza per cui tanto vale non rischiare.
La parte finale è meravigliosa, si corre in un ambiente unico ed i ponti finali sono, ormai, ostacoli di poco conto. Anzi, le passerelle di legno e i piedi che vi rimbalzano morbidamente sono quasi piacevoli. Sto ancora bene ed è proprio bello fare il countdown dei 14 ponti finali!
A due km dalla fine il crampo torna minaccioso a farsi vivo. Tento ancora di sciogliere ma questa volta faccio fatica. Proseguo stringendo i denti e mi si presenta il ponte di barche. Ormai è fatta!
Attraverso il canal grande e sono in spinta, la discesa del ponte mi scioglie anche il principio di crampo e l’ultimo tratto è un’apoteosi. Finirò bene.
Con lo sguardo cerco i miei amici che mi aspetteranno sul lato sinistro, passano i ponti ma non li vedo. Per un attimo temo di averli persi e invece, ad un ponte dalla fine, eccoli li che mi aspettano, mi chiamano, mi incitano.
DrugoVenice2Mi sale una botta di adrenalina spaventosa, faccio un salto sul ponte dal quale sto scendendo (come si vede dalla foto) e raccolgo ben volentieri gli incitamenti. L’adrenalina mi mette in corpo grande energia e grande rabbia. Accelero, volo sull’ultimo ponte e caccio pure lo sprint finale. Taglio il traguardo rabbioso più che mai e riesco a dare un’occhiata al cronometro ufficiale, vedo che segna 3h e 25 e gioisco, so che sono stato sotto a quel tempo. Grande impresa!

All’arrivo trovo il Bress. Gli chiedo il tempo, complimenti reciproci e abbraccio di rito. Sono euforico, avanzo verso la medaglia e aspetto gli amici che sono venuti a vedermi oggi. Li ritrovo e scambiamo due parole. E’ proprio bello aver vissuto una giornata così con gente con cui la puoi condividere. Li ringrazio pubblicamente anche qui, in particolar modo i Dari che hanno fornito trasporto, pazienza, sostegno e servizio fotografico! Grandissimi!
Come d’accordo con gli altri blogger ci ritroviamo nel viale alberato dove ci scattiamo alcune foto (di pregevole fattura vista la qualità dei soggetti).
Aspetto un altro po’ per vedere se arriva qualcun altro ma, a dirla tutta, sono abbastanza ansioso di ritornare a casa, soprattutto a cause delle condizioni dei miei piedi (dita distrutte dalle vesciche e unghie in condizioni vergognose) che mi dolgono più dei muscoli delle gambe. Saluto Bress e Tosto e mi dirigo verso il vaporetto che mi porterà alla stazione dei treni.

Drugo&Bress

Drugo&Tosto

Termina così questa grande giornata. Ora ho un nuovo PB da festeggiare e un nuovo obiettivo davanti, superarlo! Devo ringraziare un sacco di gente per consigli, supporto o anche solamente per esserci stati. E poi, devo ringraziare il fisioterapista, in settimana andrò a fargli una statua.

Chiudo il sondaggio e vado, domani corro una maratona!

Discrete notizie dal fronte muscoli delle gambe. Il massaggio di Giovedi si è rivelato provvidenziale e mi consentirà di prendere il via alla maratona di domani. Stamane ho fatto l’ultimo test con una corsetta di 4 km. Sono partito molto piano poi, via via che mi scaldavo, ho provato ad accelerare un poco il passo. Le gambe erano pesantissime e avvertivo un po’ di dolore nei punti in cui il fisioterapista aveva lavorato di più Giovedi. Non sono sicuramente al massimo ma ho quest’ultimo giorno di riposo e per domani spero di riuscire a correre senza troppi patemi. Già dopo la doccia sentivo le gambe più agili.

Aspettando il grande evento ho chiuso il sondaggio.
Secondo la maggior parte di voi vincerò la maratona. Sono felice della fiducia accordatami ma credo che, causa l’infortunio, sia una previsione un po’ troppo ottimistica. Gli altri top runners si sono malignamente rincuorati per la mia malasorte.
I rimanenti sani di mente che hanno votato si distribuiscono equamente tra quelli che mi danno al di sotto delle 3h e 20 e quelli che mi danno al di sotto delle 3h e 15. Purtroppo queste erano previsioni valide prima dell’ultima settimana, difficilmente riuscirò a fare un tempo del genere domani.

Ad ogni modo non dispero del tutto e mi sono fatto una strategia di gara. Per prima cosa tutto dipenderà da come mi sentirò al momento della partenza. Se ci sarà qualche barlume di speranza cercherò di partire cauto nei primi 5 km per poi vedere come va. Se le gambe gireranno con estrema, estrema facilità cercherò di aumentare un poco il ritmo, altrimenti manterrò un ritmo cauto o rallenterò addirittura. Quello che vorrei evitare è il ritiro.
C’è da dire però che, una volta alla partenza, sarà dura imporsi di andare piano e di non rischiare. Dovrò stare attento ed ascoltarmi molto bene, non è detto che non riesca a correre come speravo prima del problema muscolare.

Cercherò di godermi la giornata, a partire dal Blogpoint e do un ultimo avviso al Bress: uomo, non cantare vittoria troppo presto, chi ritorna dal baratro ha una forza in più, la forza della disperazione!

Un brutto post

Un brutto post, quello che vado scrivendo. Parla di infortuni e di una maratona che rischia di svanire a poche ore dal suo via.
Purtroppo questo è quanto mi è accaduto e questo devo riportare.
Arrendersi a non correre una maratona, preparata in mesi e mesi e così lungamente attesa non è facile, e infatti non mi arrendo. Debbo però accettare i fatti e prenderne atto. I fatti sono che, durante la sciagurata corsa di Domenica, è successo qualcosa ai quadricipiti femorali. La causa di tutto è stata la corsa in discesa, quel km e mezzo a percentuali prossime (se non superiori) al 20% mi ha distrutto le gambe.
Da Domenica, i muscoli dei quadricipiti mi dolgono anche solo a toccarli (non vi dico a scendere le scale!). Lunedi ho provato a correre un poco, per sciogliere, ma dopo 4 km ho desistito. Da allora non ho più corso nella speranza di dare alle gambe il riposo necessario per riprendersi dal danno subito. Effettivamente il dolore si fa meno intenso di giorno in giorno ma i miglioramenti sono molto lenti e non so se saranno sufficienti a permettermi di correre Domenica.
Ieri ho sentito anche il Bress il quale mi ha dato qualche consiglio. Un bagno caldo con bicarbonato e un massaggio. Dopo il bagno, coi muscoli caldi, il dolore è inesistente ma, via via che si raffreddano ritorna a galla.
Questa mattina sono andato dal fisioterapista per un massaggio. Il fisio mi ha fatto fare una prova per vedere se ci fossero lesioni muscolari ma per fortuna non ha riscontrato nulla del genere. Il problema, come sospettavo, nasce dalla corsa in discesa che, a suo dire, è molto pericolosa e dannosa oltre che poco allenante. Probabilmente lo sforzo sostenuto in un’attività cui sono poco allenato ha provocato i danni che avverto ora. Determinato ciò ha cominciato con la manipolazione vera e propria facendomi vedere le stelle. Mi ha massaggiato per un’ora buona trovando vecchie contratture: una al quadricipite sinistro, una al polpaccio sinistro e due al quadricipite destro. Mi ha detto che non le avrebbe sciolte oggi perchè è un processo molto doloroso e traumatico ma più avanti s’ha da fare (già tremo al solo pensiero!).
Terminata la tortura mi ha congedato lasciandomi gli ultimi consigli. Acqua fredda al mio rientro a casa e poi, stasera, altro bagno caldo con sale o bicaronato di sodio. Domani dovrei stare meglio e, volendo, potrei tentare un po’ di cyclette o di bici in agilità. Sabato eventualmente un po’ di corsa lenta per testare le condizioni e vedere se la corsa mi causa dolore o cosa e poi, se tutto va bene, Domenica potrei essere ai nastri di partenza e correre ma solo dopo un riscaldamento fatto alla perfezione.
Le parole del fisio mi hanno dato fiducia, ieri ero praticamente convinto che non avrei corso la gara. Oggi mi aggrappo a queste nuove speranze e lotterò per prendere il via alla maratona.
In pratica la sfida col Bress è irrimediabilmente persa, ma non importa, ora quel che conta è esserci.

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