Comincio dalla fine ossia da 3h 24′ e 7″il tempo che ho impiegato per portare a termine la Venice Marathon nonchè il mio nuovo personale sulla distanza. Fino a due settimane fa ambivo a completare la gara con un tempo di circa dici minuti inferiore rispetto a quello realizzato ma, dopo i problemi muscolari di questa settimana, oggi posso dirmi enormemente soddisfatto.
Mercoledi ero praticamente certo che non sarei riuscito a prendere il via alla gara. Nei giorni successivi le cose sono migliorate ma, fino all’ultimo, non ero sicuro che sarei riuscito a correre senza ritirarmi. Invece è andata alla grande. Giornata indimenticabile!
Partiamo col resoconto.
Ore 6 la sveglia, mi alzo un po’ assonnato, nonostante la paura e la tensione ho dormito piuttosto bene. Colazione con tè, biscotti, miele, fette biscottate più marmellata e, visto che son stanco di roba dolce, mi mangio pure una fetta di prosciutto cotto col pane tostato. A colazione ultimata arriva l’amico Dario (uno dei due, i DARI!) che mi accompagna a Stra alla partenza (ancora grazie per il supporto, spero di poter ricambiare). In macchina ci mettiamo d’accordo sul punto in cui mi aspetteranno: verso l’arrivo, sulla sinistra. Io gli dico che va bene, che spero di arrivare fino in fondo e che mi aspettino fino ad un certo orario, se non arriverò entro le 5 ore che vadano pure, non è un problema.
Una volta a Stra mi dirigo verso il fondo della piazza, sede del Blogpoint. Subito identifico Pasteo e la sua inconfondibile chioma. Per il momento siamo noi due soltanto. Aspettiamo il Bress che arriverà di li a qualche minuto in compagnia del Tosto e del comandante. Dal bar escono anche Simone e Anita ed il blogpoint è completo. Caffè al bar, foto di rito con le bottiglie di cui Pasteo ha omaggiato il Bress e poi si va in direzione partenza.
Consegnata la sacca mi scaldo per benino per mettere i muscoli in condizione. La giornata è meravigliosa, l’atmosfera è quella elettrica che precede le maratone ma l’ottima compagnia di Bress e Tosto aiuta a stemperare la tensione. In breve entriamo nelle gabbie, ci facciamo strada tra la gente ed arriviamo in un punto nemmeno troppo lontano dalla partenza. Qui ritroviamo Pasteo, siamo di nuovo tutti assieme.
L’attesa della partenza è snervante. Prima partono le hand-bike, quindi le top runners femminili, infine, con un po’ di ritardo, parte anche la nostra gara. Passo sotto al traguardo circa un minuto dopo il via ufficiale. Davanti a me ci sono Bress e Tosto. Li seguo per un primo tratto poi li lascio andare e mi metto a fianco ai pacers delle 3h e 30. Seguo i palloncini blu per un poco poi sento che le gambe stanno discretamente e aumento il ritmo. Non voglio di certo strafare ma visto che le gambe vanno le assecondo.
Il percorso lungo il Brenta è meraviglioso. La gente a bordo strada è numerosa e molto calorosa. Dopo pochi km passiamo vicino al primo dei numerosi gruppi musicali incontrati lungo il percorso. Mentre passo io si stanno esibendo in Rosanna dei Toto una canzone che mi piace particolarmente perchè ha un giro di batteria stratosferico. Vai – mi dico – è un segnale inequivocabile.
Il segnale inequivocabile si rinforza poco dopo quando troviamo un’altra band che sta suonando Purple Haze di Jimi Hendrix mentre la terza band si esibisce in Song 2 dei Blur. Avessi dovuto metterle in un ipotetico ipod non so se sarei riuscito a fare di meglio. La musica, la gente, l’atmosfera è tutto uno spettacolo.
5 km più avanti, intorno al 12°, l’euforia passa di colpo. Comincio ad avvertire qualche problema alle gambe. In particolare sento la gamba destra un po’ contratta. Mi preoccupo immediatamente, cerco di correre sciolto e rallento un poco il ritmo. Devo tenere duro, devo tenere duro – continuo a ripetermi, sono un poco spaventato perchè non pensavo i problemi potessero manifestarsi così presto. Vedo l’ombra del ritiro che si avvicina ma, saggiamente, rallento il passo e vado con più calma. Penso ad Alvin e ai suoi consigli, mi metto in modalità processione della vergine addolorata e mi impongo di andar piano almeno fino al 30° km. Così faccio e mentre la gara continua vengo superato da un bel po’ di gente tra cui un runner incontrato in varie non competitive quest’anno (Angelo si chiama). Passo alla mezza in 1h 42 e 01, sto procedendo ad un ritmo tranquillo (attorno ai 4′55/km) e sento che le forze non mi abbandonano. L’unica preoccupazione è data dall’incognita gambe ma ormai sono arrivato a metà strada, l’ipotesi figuraccia si allontana e comincio a sentirmi più tranquillo.
Poco più avanti becco Albertozan, quest’oggi in veste di Pacer per alcuni suoi compagni di squadra. Lo vedo e scherzo con lui: “dai, portami al traguardo!”. Mi dice che ha altra gente da aspettare e mi chiede come va. Io gli dico che le cose vanno, in quel momento stavo particolarmente bene, e che, se le gambe non saltano arrivo a Venezia alla grande. Facciamo un km assieme poi lui si ferma ad aspettare gli altri suoi compagni.
Siamo in zona Marghera, a bordo strada scorgo uno sparuto gruppo di persone con uno striscione, la loro fabbrica ha chiuso e sono disoccupati. Li guardo e gli mormoro un “Forza ragazzi!”. Mi sentono, mi ringraziano e ricambiano l’incitamento. E’ un bel momento che mi è rimasto impresso.
Qualche km prima del 30° si entra nel parco San Giuliano passando sul ponte. Il legno del ponte balla sotto i passi dei runners ed è piuttosto divertente da percorrere in quelle condizioni. Correre nel parco è bello ma la fatica comincia a farsi sentire. Oltretutto il percorso prevede dei giri tortuosi all’interno dell’area con curve e controcurve, in poche parole sembra sempre che finisca ma non finisce mai. Ed una volta usciti dal parco c’è il tratto più temuto. Il ponte della libertà.
Il ponte vero e proprio comincia al km 34 e per 4 km è tutta una strada dritta e monotona con Venezia sullo sfondo. Pasteo lo ha definito, non a torto, un tapis roulant. Corri corri ma ti sembra di non fare strada perchè Venezia rimane li ma non ci arrivi mai! E’ tutta la maratona che mi preparo al ponte tanto che ci arrivo in forze e pieno di entusiasmo. Ormai l’ipotesi ritiro è sparita del tutto, in più mi sento bene e posso pure accellerare. Sono euforico e scambio due chiacchiere un po’ con tutti. Dopo un po’ una canotta gialla mi si profila d’innanzi, è il Tosto. Aumento un poco il passo e lo vado a riprendere. Parliamo un attimo e mi dice che è esploso al 30° km. Mi dispiace per lui ma io sto troppo bene in quel momento, sprizzo energia e ho voglia di darvi sfogo (forse ho fatto pure troppo lo splendido, nel caso me ne scuso Tosto). Guardo avanti e compare un’altra canotta gialla. Sarà mica il Bress ? Saluto Tosto e provo ad andarlo a riprendere, in breve riagguanto il runner ma non è il Bress, è un altro fulmineo di cui ignoro il nome. Oltre a lui ritrovo Angelo, lo saluto e lo pianto li (non senza soddisfazione per esserlo andato a riprendere). Mi si affianca un runner cui avevo rivolto la parola poco prima. Mi dice “Sei sicuro che arriverai prima di me come dicevi poco fa?”. Io lo guardo e con fare finto sprezzante gli dico “Certo che arrivo prima di te!”. “Bene fa lui, allora se ne hai seguimi!”. Il tizio comincia ad aumentare il ritmo portandosi sui 4′ 30. Per un poco lo seguo. Le energie non mi mancano ma non sono troppo convinto di poter reggere fino alla fine, le gambe potrebbero saltare da un momento all’altro. Verso la fine del ponte un principio di crampo si fa vivo al quadricipite sinistro. Lascio andare il runner scatenato e rallento un poco cercando di sciogliere la gamba. L’operazione riesce e ritrovo serenità.
Ormai il ponte è finito, siamo entrati a Venezia e mancano soli 4 km. Le gambe stanno discretamente bene e ne avrei per aumentare ma quel principio di crampo mi ha messo paura. Ormai il tempo è più che buono, arriverò sotto alle 3 ore e mezza per cui tanto vale non rischiare.
La parte finale è meravigliosa, si corre in un ambiente unico ed i ponti finali sono, ormai, ostacoli di poco conto. Anzi, le passerelle di legno e i piedi che vi rimbalzano morbidamente sono quasi piacevoli. Sto ancora bene ed è proprio bello fare il countdown dei 14 ponti finali!
A due km dalla fine il crampo torna minaccioso a farsi vivo. Tento ancora di sciogliere ma questa volta faccio fatica. Proseguo stringendo i denti e mi si presenta il ponte di barche. Ormai è fatta!
Attraverso il canal grande e sono in spinta, la discesa del ponte mi scioglie anche il principio di crampo e l’ultimo tratto è un’apoteosi. Finirò bene.
Con lo sguardo cerco i miei amici che mi aspetteranno sul lato sinistro, passano i ponti ma non li vedo. Per un attimo temo di averli persi e invece, ad un ponte dalla fine, eccoli li che mi aspettano, mi chiamano, mi incitano.
Mi sale una botta di adrenalina spaventosa, faccio un salto sul ponte dal quale sto scendendo (come si vede dalla foto) e raccolgo ben volentieri gli incitamenti. L’adrenalina mi mette in corpo grande energia e grande rabbia. Accelero, volo sull’ultimo ponte e caccio pure lo sprint finale. Taglio il traguardo rabbioso più che mai e riesco a dare un’occhiata al cronometro ufficiale, vedo che segna 3h e 25 e gioisco, so che sono stato sotto a quel tempo. Grande impresa!
All’arrivo trovo il Bress. Gli chiedo il tempo, complimenti reciproci e abbraccio di rito. Sono euforico, avanzo verso la medaglia e aspetto gli amici che sono venuti a vedermi oggi. Li ritrovo e scambiamo due parole. E’ proprio bello aver vissuto una giornata così con gente con cui la puoi condividere. Li ringrazio pubblicamente anche qui, in particolar modo i Dari che hanno fornito trasporto, pazienza, sostegno e servizio fotografico! Grandissimi!
Come d’accordo con gli altri blogger ci ritroviamo nel viale alberato dove ci scattiamo alcune foto (di pregevole fattura vista la qualità dei soggetti).
Aspetto un altro po’ per vedere se arriva qualcun altro ma, a dirla tutta, sono abbastanza ansioso di ritornare a casa, soprattutto a cause delle condizioni dei miei piedi (dita distrutte dalle vesciche e unghie in condizioni vergognose) che mi dolgono più dei muscoli delle gambe. Saluto Bress e Tosto e mi dirigo verso il vaporetto che mi porterà alla stazione dei treni.

Termina così questa grande giornata. Ora ho un nuovo PB da festeggiare e un nuovo obiettivo davanti, superarlo! Devo ringraziare un sacco di gente per consigli, supporto o anche solamente per esserci stati. E poi, devo ringraziare il fisioterapista, in settimana andrò a fargli una statua.