Leggevo questo interessante articolo, sull’argomento attualmente più “caldo”, scritto da uno dei miei blogger preferiti: Fabristol. La cosa che mi colpiva in quello che scriveva era il fatto di come, molto spesso, si finisca per fraintendere concetti che dovrebbero essere ormai noti ai più, come Laicità, finendo per accostarli erroneamente ad Ateismo e Comunismo. Si sa poi che è sufficiente agitare lo spauracchio comunista per far venire la pelle d’oca ai più. Pensa un po’ se di colpo la gnocca fosse dichiarata comunista, ci estingueremmo di colpo (forse per i dinosauri e per i Maya è successo così, chiederò a Giacobbo).
Come dice bene Fabristol, c’è una netta differenza tra uno stato laico e uno stato ateo. Riporto paro paro:
La laicità è un metodo che adottano (o che dovrebbero adottare) le istituzioni per far sì che rimangano neutrali nei confronti delle varie religioni. È un metodo, non una ideologia o una religione atea. Laicità quindi non significa ateismo e gli stati laici non promuovono l’ateismo, perché si macchierebbero di un crimine contro la libertà di culto e di non essere neutrali nei confronti delle religioni. Coloro che portano avanti l’esempio dell’URSS, Cina, Cuba e Albania come ipotetiche nazioni laiche, non si rendono conto che quei paesi non erano laici ma comunisti e atei. Cioè discriminavano attivamente le religioni in modo criminale e illiberale, non si ponevano come i paesi laici dovrebbero fare in modo neutrale. Anzi un paese veramente laico farebbe di tutto per difendere la libertà di culto e per fermare chi discrimina in base alla religione di appartenenza. Il metodo della laicità è una conquista delle democrazie liberali moderne e di conseguenza è una conquista di un diritto per tutti, credenti o non credenti.
Un paese Laico è dunque addirittura un paese anticomunista.
Per la fortuna di tutti noi l’Italia è un paese laico lo sancisce la corte costituzionale e ciò significa che siamo una democrazia moderna e liberale, al passo con il resto dell’Europa.
Purtroppo l’applicazione di questo solenne principio viene applicata in modo tutt’altro che equo. Esiste nel nostro paese infatti una decisa inclinazione a favore della religione (per ora) più tradizionalmente praticata, la religione cristiana.
Un esempio recente riguarda la proposta di istituire l’ora di religione islamica nella scuola pubblica. Uno stato veramente laico non accetterebbe mai che le scuole pubbliche promuovano l’Islam o la religione cattolica. Tra i vari commentatori, pro e contro, della proposta nessuno ha davvero toccato il punto principale: per risolvere le dispute tra religioni e la paura del multiculturalismo invadente l’unica soluzione è la laicità delle istituzioni, non l’aumento esponenziale di ore scolastiche dedicate ad ogni religione. È davvero straordinario che pochi tra politici e commentatori non siano arrivati alla conclusione più ovvia, quella cioè della neutralità dello stato. E questa è sicuramente una distorsione culturale causata dai famosi privilegi che lo stato italiano concede ad una religione in particolare: la Chiesa Cattolica Apostolica Romana. È ovvio che le altre comunità religiose, e non, si sentano discriminate e chiedano gli stessi privilegi. Per evitare che questi privilegi vengano concessi a tutti però basterebbe eliminare QUEL privilegio, quello da cui nasce tutto.
Ecco dunque da dove arriva il clamore sollevato dalla sentenza della corte di Strasburgo che invita (o condanna) l’Italia a rispettare il principio della laicità e a rimuovere i crocefissi dai luoghi delle pubbliche istituzioni come, appunto, la scuola pubblica (in una scuola privata ovviamente le condizioni sono diverse).
Personalmente non sono particolarmente accanito relativamente al rimuovere i crocefissi dalle aule, diciamo che la cosa non mi scuote particolarmente. Se me lo chiedessero sarei favorevole alla rimozione giust’appunto per mantenere la laicità (e quindi l’equità nei confronti di tutte le religioni). Mi lascia invece perplesso la reazione dei cattolici che si indignano per un loro diritto calpestato mentre non si rendono conto che gli unici a calpestare per davvero un diritto sono proprio loro. Probabilmente è dovuto al fatto che si sentono in pericolo, temono di perdere la posizione predominante di cui godono al momento. D’altra parte sono convinto sia il destino che li attende.
Ma, soprattutto, quello che mi infastidisce di più sono i politici che in uno slancio di ipocrisia si stracciano le vesti gridando allo scandalo o per i più illuminati e caritatevoli (come Bossi) alla stronzata. Già, perchè fa tanto comodo praticare adulterio, divorzio, sodomia e magari addirittura aborto nel privato, quando poi si scende in suolo pubblico si veste la faccia dell’occasione scandalizzandosi in un amen e ci si trasforma tutti in ottimi cristiani, giusti e timorati di dio. Curioso che lo debba dire un ateo ma quelli sono i peggiori cristiani che possano esistere. Se dio esistesse davvero ne avrebbe il vomito.