Ancora in piedi

Riprendo l’ultimo commento di Yogi al mio post precedente per notificarvi che, si, effettivamente sono ancora in piedi. Barcollo un poco, magari non sono sempre lucidissimo ma una cosa devo continuare a fare, alzare i gomiti e pararmi il viso dai cazzotti che stanno arrivando. Aspetto con ansia il gong delle vacanze natalizie, li ci sarà una tregua per tutto e per tutti e potrò tirare il fiato e raccogliere un po’ di forze.
Rispetto allo sfogo precedente le cose vanno meglio. Essenzialmente sto meglio io.
Devo ringraziare tutti quanti mi hanno dato il loro supporto, con una parola, con un sorriso o una pacca sulle spalle. Nei momenti di difficoltà scopri di avere un sacco di persone che sanno esserti vicine, più di quanto avresti mai sospettato. Non si finisce mai di imparare e di scoprire cose nuove.
Non avevo molta voglia di scrivere ma ho pensato che se sto un poco meglio è anche grazie ai vostri commenti e al vostro supporto. Per cui in un certo senso ve lo devo.
Grazie a tutti voi per i commenti di incoraggiamento arrivati anche da gente appena conosciuta. Mi hanno fatto piacere e mi hanno pure commosso.
Al prossimo aggiornamento.

La lontananza sai è come il vento

La lontananza del blog e dai blogger va di paripasso con la lontananza dal mondo della corsa. E’ passata più di una settimana da quando ho indossato le scarpe per l’ultima volta per andare a correre.
Il motivo non è tanto la mancanza di stimoli che può arrivare verso il finire della stagione quanto una serie di problemi personali che da tempo mi attanagliano e che ora si sono infittiti drammaticamente. Dovrei consolarmi pensando che fin che rimane la salute va tutto bene, spero di non giocarmi anche quella vista l’angoscia che mi prende allo stomaco ogni tanto.
Perdonate lo sfogo, non sono solito mettere in pubblica piazza le mie emozioni più personali, soprattutto se negative. Il fatto è che sto particolarmente male e vorrei cercare di stare meglio, magari il fatto di esternare il mio stato mi può essere d’aiuto.
Del resto, come spesso dice Yogi, un blog vuol dire anche condividere. Condivido dunque con voi questo mio stato decisamente infelice sperando fortemente che la situazione migliori. Purtroppo se ci rifletto un attimo mi rendo conto che il peggio ancora deve arrivare e questo è ciò che più mi spaventa. L’unica cosa che potrebbe essere di consolazione è che, magari, il peggio non è così brutto come uno potrebbe credere. Certo, a vederlo da qua, c’è poco da star allegri.

Evviva papa Sisto

In attesa di ritrovare un po’ di tempo libero ribloggo (ritumblero per la verità) questa vignetta. Corrisponde a un mio pensiero espresso qualche tempo fa per cui mi ha fatto ridere particolarmente.

Cuore di Sisto

Cuore di Sisto

Poi se ne può pure parlare….non tanto del papa Sisto ma di Andrew Howe che doveva essere il nuovo Carl Lewis invece per ora è, più che altro, il nuovo Rocky Roberts.

Laicità, questa sconosciuta

Leggevo questo interessante articolo, sull’argomento attualmente più “caldo”, scritto da uno dei miei blogger preferiti: Fabristol. La cosa che mi colpiva in quello che scriveva era il fatto di come, molto spesso, si finisca per fraintendere concetti che dovrebbero essere ormai noti ai più, come Laicità, finendo per accostarli erroneamente ad Ateismo e Comunismo. Si sa poi che è sufficiente agitare lo spauracchio comunista per far venire la pelle d’oca ai più. Pensa un po’ se di colpo la gnocca fosse dichiarata comunista, ci estingueremmo di colpo (forse per i dinosauri e per i Maya è successo così, chiederò a Giacobbo).
Come dice bene Fabristol, c’è una netta differenza tra uno stato laico e uno stato ateo. Riporto paro paro:

La laicità è un metodo che adottano (o che dovrebbero adottare) le istituzioni per far sì che rimangano neutrali nei confronti delle varie religioni. È un metodo, non una ideologia o una religione atea. Laicità quindi non significa ateismo e gli stati laici non promuovono l’ateismo, perché si macchierebbero di un crimine contro la libertà di culto e di non essere neutrali nei confronti delle religioni. Coloro che portano avanti l’esempio dell’URSS, Cina, Cuba e Albania come ipotetiche nazioni laiche, non si rendono conto che quei paesi non erano laici ma comunisti e atei. Cioè discriminavano attivamente le religioni in modo criminale e illiberale, non si ponevano come i paesi laici dovrebbero fare in modo neutrale. Anzi un paese veramente laico farebbe di tutto per difendere la libertà di culto e per fermare chi discrimina in base alla religione di appartenenza. Il metodo della laicità è una conquista delle democrazie liberali moderne e di conseguenza è una conquista di un diritto per tutti, credenti o non credenti.

Un paese Laico è dunque addirittura un paese anticomunista.
Per la fortuna di tutti noi l’Italia è un paese laico lo sancisce la corte costituzionale e ciò significa che siamo una democrazia moderna e liberale, al passo con il resto dell’Europa.
Purtroppo l’applicazione di questo solenne principio viene applicata in modo tutt’altro che equo. Esiste nel nostro paese infatti una decisa inclinazione a favore della religione (per ora) più tradizionalmente praticata, la religione cristiana.

Un esempio recente riguarda la proposta di istituire l’ora di religione islamica nella scuola pubblica. Uno stato veramente laico non accetterebbe mai che le scuole pubbliche promuovano l’Islam o la religione cattolica. Tra i vari commentatori, pro e contro, della proposta nessuno ha davvero toccato il punto principale: per risolvere le dispute tra religioni e la paura del multiculturalismo invadente l’unica soluzione è la laicità delle istituzioni, non l’aumento esponenziale di ore scolastiche dedicate ad ogni religione. È davvero straordinario che pochi tra politici e commentatori non siano arrivati alla conclusione più ovvia, quella cioè della neutralità dello stato. E questa è sicuramente una distorsione culturale causata dai famosi privilegi che lo stato italiano concede ad una religione in particolare: la Chiesa Cattolica Apostolica Romana. È ovvio che le altre comunità religiose, e non, si sentano discriminate e chiedano gli stessi privilegi. Per evitare che questi privilegi vengano concessi a tutti però basterebbe eliminare QUEL privilegio, quello da cui nasce tutto.

Ecco dunque da dove arriva il clamore sollevato dalla sentenza della corte di Strasburgo che invita (o condanna) l’Italia a rispettare il principio della laicità e a rimuovere i crocefissi dai luoghi delle pubbliche istituzioni come, appunto, la scuola pubblica (in una scuola privata ovviamente le condizioni sono diverse).

Personalmente non sono particolarmente accanito relativamente al rimuovere i crocefissi dalle aule, diciamo che la cosa non mi scuote particolarmente. Se me lo chiedessero sarei favorevole alla rimozione giust’appunto per mantenere la laicità (e quindi l’equità nei confronti di tutte le religioni). Mi lascia invece perplesso la reazione dei cattolici che si indignano per un loro diritto calpestato mentre non si rendono conto che gli unici a calpestare per davvero un diritto sono proprio loro. Probabilmente è dovuto al fatto che si sentono in pericolo, temono di perdere la posizione predominante di cui godono al momento. D’altra parte sono convinto sia il destino che li attende.
Ma, soprattutto, quello che mi infastidisce di più sono i politici che in uno slancio di ipocrisia si stracciano le vesti gridando allo scandalo o per i più illuminati e caritatevoli (come Bossi) alla stronzata. Già, perchè fa tanto comodo praticare adulterio, divorzio, sodomia e magari addirittura aborto nel privato, quando poi si scende in suolo pubblico si veste la faccia dell’occasione scandalizzandosi in un amen e ci si trasforma tutti in ottimi cristiani, giusti e timorati di dio. Curioso che lo debba dire un ateo ma quelli sono i peggiori cristiani che possano esistere. Se dio esistesse davvero ne avrebbe il vomito.

Brutto. Esteticamente.

Mi sono imbattuto in questo bellissimo pezzo visitando il noto Blog di Chinaski.
Poichè condivido tutto, riga per riga, mi sono sentito di ribloggarlo con lo stesso entusiasmo con il quale avrei firmato la sentenza di illegittimità del Lodo Alfano se fossi stato uno dei giudici del CSM (Per i più distratti).

Godetevelo.

Badile

Guardavo il telegiornale, a pranzo. Di spalle, ma lo guardavo. Dentro il telegiornale c’era questo giornalista che si arrampicava sulle macerie di detriti di gente morta e, al solito, intervistava detriti di gente viva che piangeva. Non provo niente. Per un attimo mi immedesimo e provo terrore ma subito dopo non provo niente di fronte a una persona che ha perso tutto e che piange e questo mi sembra orribile, mi sento orribile, mi sento in colpa, ma subito dopo capisco che la colpa non è mia, è del giornalista, di tutti questi milioni di giornalisti che si arrampicano come formichine laboriose sulla disgrazia, che pungolano i parenti della vittima, il fratello, la madre, il figlio, la vittima stessa, lì a punzecchiarla col microfono nelle costole a dirgli cosa prova, cosa si prova a essere morti, cosa si prova a essere vivi quel tanto da desiderare di essere morti. Sì, la colpa è loro, non mia, io una sensibilità ce l’ho, ce l’avevo, ce l’ho sempre avuta, potrei anche averla, un giorno o l’altro mi potrebbe venire la sensibilità improvvisa per il mio prossimo e non sarà certo un giornalista a… ok, non ce l’ho, ma il fatto che io non abbia sensibilità non autorizza il giornalista a degradare una cosa pura come il dolore della gente. Il dolore andrebbe filmato, fotografato, se uno vuole. E zitto. Il giornalista deve documentare, commentare, ma non deve intervistare la persona che piange così come non intervisterebbe un leone. È uno spettacolo brutto intervistare la gente che soffre, questo volevo dire. Brutto. Esteticamente. Le persone che sono lì a guardare la propria casa spazzata via da un terremoto o da un torrente avrebbero il diritto di prendere il giornalista e infilarlo dentro una maceria di fango, aggiornando il conteggio delle vittime di uno; avrebbero il diritto ma non lo fanno, perché è gente disperata e vulnerabile, in quel momento lì vorresti consolazione, persone che ti stiano intorno, non ti è rimasto altro, e sei confuso al punto da pensare che il giornalista compassionevole col microfono sia tuo amico, scambi il suo interesse per calore umano e invece, direbbe lui, è solo il suo cazzo di lavoro. Va benissimo. Io, veramente, sarei lì col fucile e sparerei a tutti quelli che mi si avvicinano senza avere tra le mani un badile o un secchio, ma sarà che sono misantropo. Ma non lo sai mai come reagisci e poi a tutti sembra normale, il giornalista che ti si infila nelle pieghe del dolore e si approfitta di te e ti rende complice dello scempio delle tue sventure, come quando, mi ricordo, Maurizio Costanzo ha preso un sopravvissuto di Auschwitz che ad Auschwitz aveva perso il papà, la sorella e la mamma e il cane e cinquant’anni dopo l’ha preso e l’ha messo nel piazzale dove cinquant’anni prima avevano fatto le divisioni tra quelli che sarebbero sopravvissuti ancora un po’ e quelli che sarebbero finiti bruciati subito nei forni e, siccome la sua mamma e il suo papà erano tra questi, Maurizio Costanzo gli ha fatto leggere una lettera che il tizio aveva scritto e, vedendolo un po’ scosso ma tutto sommato ancora in piedi gli ha detto, giuro, “cosa prova, adesso? Se vuole piangere, pianga”. Che son cose che mi fanno pensare a come risponderebbe un giornalista se, appena uscito dal medico dopo che il medico gli ha detto che dalle lastre sembra esserci qualcosa di brutto al polmone sinistro, tu gli dicessi: “Allora, sembra che abbia un tumore. Che cosa prova? Quarantasei anni non sono pochi per avere un tumore? Ci dica. A me sembrano pochi. A sua moglie lo dirà? Ha già deciso? Non le spiace lasciarla? Non prova nostalgia? Se vuole piangere, pianga. Ecco, si sfoghi, su, prenda la mia pistola”.
Mentre ero lì e mangiavo e vedevo (sentivo) questo spettacolo, ho pensato che, non so, io non sono sensibile ma non vado a importunare le persone, specie quelle disperate che se la devono vedere con le tragedie. E ho pensato che, anche se il giornalista fa solo il suo lavoro, beh, potrebbe farlo meglio, ad esempio la televisione potrebbe piantarla di dare da mangiare a tutti quegli spettatori sciacalli che si nutrono del dolore della gente, del sentimento miserabile di godere del fatto di non essere in quella situazione o non so che cosa stimoli il loro interesse per la gente morta che piange.

Nuovo Look

Visto che ne avevo il tempo mi sono messo a giocare un poco con i Temi di Wordpress e ho pensato di cambiare aspetto al mio blog.
La cosa che più mi da soddisfazione sono le pagine divise per categoria, in questo modo coloro i quali non sono particolarmente interessati alle disquisizioni tecniche sulla corsa possono andare a leggersi direttamente dell’altro.
Mi è costato un po’ di smanettamento con il PHP ma ben poca cosa, tra l’altro sul web le guide abbondano in questo senso.

Magari prossimamente vedrò di metterci ancora le mani e di modificare qualcosa a livello grafico. Per il momento sono contento del risultato fin qui ottenuto.
Ora aspetto un opinione degli utenti. Che ve ne pare ?

ma va va va mille volte meglio Vasco dei Radiomerda

Un bel respiro, ho preso il coraggio a due mani e ho premuto “Play”….e me la sono ascoltata tutta. Già, perchè prima di criticare qualcosa bisogna fruirne, altrimenti sarebbe solo una critica a priori e, pertanto, sbagliata.
Adesso però, posso scriverne e posso dire che la versione di Vasco di Creep dei Radiohead è qualcosa di inverecondo, scandaloso, vergognoso, qualsiasicosanegativaoso!
Ora, la mia opinione su Vasco tende a meno infinito. Ha sempre avuto quest’andamento da quando ho raggiunto l’età della ragione (mercoledi scorso se non sbaglio) e non riesco proprio a capire l’orda di ammiratori e scendiletto che si porta appresso. Ma fa niente, ognuno ha i suoi gusti e su questi, si sa, c’è poco da discutere.

Ad ogni modo, riporto qui lo scempio, in modo che tutti quanti abbiate modo di giudicare.

Notevole questo passo: “guarda che lo so, mi tradirai, io ti conosco e lo farai, anche senza rispetooooo ohoh, naa na naaa, tanto è lo stesso, soffro anche spesso…”

Per dovere di parcondicio, riporto anche la versione originale. Più l’ascolto e più mi viene voglia di assistere ad un concerto dei Radiohead, a mio avviso, tra le band degli ultimi anni, è una delle poche che ha un posto garantito nella storia della musica leggera assieme a mostri sacri del passato. Fate pure i nomi che vi passano in testa, secondo me non sfigurano di fronte a nessuno.

P.S. Il titolo del post è tratto da uno dei commenti al video di Vasco su youtube. Mi pareva calzante.

Sua eccellenza queste medicine in realtà erano per il cane

Si parla di Epo non di profilassi contro la filaria o cose del genere. A pronunciare le parole del titolo fu il ciclista belga Frank Vandenbroucke dopo che furono scoperti epo e anabolizzanti nella sua abitazione.
Questo è uno dei tanti casi relativi alle scuse fantasiose che gli atleti scoperti con le dita nella marmellata adducono una volta chiamati in causa.
Un’altra che mi ricordo è quella relativa al calciatore Fernando Couto che diede la colpa allo shampoo, oppure a Gilberto Simoni che chiamò in causa la madre rea di avergli spedito delle caramelle avvolte in foglie di coca. Per non parlare dei Rumsas che giustificarono i farmaci proibiti trovati nella loro auto sostenendo che fossero destinati alla madre malata.
E ancora, è storia di poco tempo fa quella che riguarda il tennista francese Richard Gasquet, condannato a due soli mesi per l’uso di cocaina perchè, a suo dire, non avrebbe assunto la sostanza direttamente ma in seguito ad un bacio con una ragazza lei veramente rea di aver assunto la sostanza proibita.
Il migliore di tutti rimane però Marco Borriello che, da quanto dichiarato, ha assunto le sostanze dopanti (cortisone) in seguito alla contrazione di una malattia venerea trasmessagli dalla fidanzata.

Una volta per tutte RIDICOLI !

Io in questi giorni mi sono curato dalla parotite e, secondo prescrizione medica, ho assunto del cortisone. Ho subito notato come fosse marcato in maniera molto evidente col simbolo DOPING. Se mi fanno le analisi dirò che non so leggere così me la cavo veramente con poco.

Qui un bel video sulle scuse più fantasiose dei giocatori pescati a fare uso di doping.

Resentin su Wikipedia

Il bello di Wikipedia è scoprire che alla voce Caffè Corretto compaia anche la seguente dicitura:

In talune zone, anziché aggiungere la grappa direttamente nel caffè, viene versata nella tazzina dopo aver terminato il caffè. L’operazione di risciacquo della tazzina è chiamata resentin.

That’s one small step for man, one giant leap for mankind.

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